Socrem :: Società Pavese per la Cremazione

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STORIA DELLA CREMAZIONE

Il 5 luglio 1963 il Pontefice Paolo VI ha approvato l’Istruzione del Santo Uffizio, che afferma: «L’abbruciamento del cadavere, come non tocca l’anima e non impedisce all’Onnipotenza Divina di ricostruire il corpo, non è cosa contraria alla religione cristiana». Pertanto, i Cristiani Cattolici sono liberi di scegliere fra inumazione e cremazione.
Questo è il punto di arrivo della storia della cremazione che in Italia ha inizio nel 1822, quando il corpo di uno dei più noti poeti romantici, l’inglese Percy Bysshe Shelley, viene cremato nella spiaggia di Viareggio sopra una pira di legni odorosi e sparsa di balsami.
In quegli anni del primo Ottocento una schiera di pensatori, igienisti e politici promosse l’idea cremazionista, come l’olandese prof. Moleschott, insegnante di fisiologia all’Università di Roma e di Torino.
Il prof. Ferdinando Coletti (1819-1881), docente di farmacologia all’Università di Padova, patriota del Risorgimento, fondatore e direttore per 23 anni della "Gazzetta Medica Italiana" (Provincie Venete), lesse nella storica seduta dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova (11 gennaio 1875) una Memoria sulla incinerazione dei cadaveri.
Da questa riunione sortirono i primi apostoli delle riforma: il dott. Vincenzo Giro (che nel 1866 pubblicò le sue Osservazioni sulla incinerazione dei cadaveri nella "Gazzetta Medica Italiana"), il prof. Giovanni Du Jarden (che sul giornale genovese "La salute" del settembre 1867 sostenne il principio della cremazione dei cadaveri sotto l’aspetto igienico ed economico) e il patriota Salvatore Morelli.
A Parigi, nel 1867, durante il Congresso internazionale dei feriti in tempo di guerra il dottori Piero Castiglioni e l’on. dott. Agostino Bertani pronunciarono eloquenti discorsi sulla cremazione. A Firenze nell’ottobre 1869 in occasione del 2° Congresso internazionale delle scienze mediche i dott. Castiglioni e Coletti propugnarono nelle loro relazioni l’incinerazione come metodo sostitutivo della inumazione dei cadaveri. In seguito a tali interventi il Congresso votò una mozione nella quale si chiedeva che «con tutti i mezzi possibili si provvedesse onde ottenere legalmente, nell’interesse dell’igiene, che l’incinerazione dei cadaveri fosse sostituita al sistema attuale di inumazione». Tale mozione trovò applicazione con la cremazione del rajah Maharaja di Kelapur (principe indiano morto a Firenze) nel dicembre 1870 su una pira di legna. Dopo circa sette ore il cadavere risultò incenerito e i sacerdoti indiani dispersero al vento i residui della cremazione.
In quegli anni si ebbero innumerevoli scritti, discorsi, conferenze, memorie che interessarono Accademie e Governi, a favore del rito dell’incinerazione. Furono anche fatti esperimenti sul metodo di distruzione delle salme mediante gas illuminante (Polli e Clericetti, 1872), mediante liquidi (Paolo Gorini, 1872), mediante forno a riverbero (Brunetti, 1873, che presentò urne cinerarie alla Esposizione Internazionale di Vienna).

Il 23 gennaio 1874 morì Alberto Keller, ricco industriale di Milano, noto per le sue opere filantropiche. Nel testamento egli dispose che la sua salma venisse data alle fiamme. A tal fine nominava esecutore testamentario il prof. Polli e lasciava una somma notevole per studi sperimentali sulla cremazione. Pur non esistendo in Italia una legge che ammettesse la cremazione, il Polli, d'accordo con il Clericetti, fece costruire un tempio crematorio, reso possibile sia dalla generosità finanziaria della famiglia Keller, sia dalla cessione gratuita del terreno nel Cimitero monumentale da parte del Comune di Milano. Fu questo il primo tempio crematorio costruito in Italia e nel mondo. Venne inaugurato il 22 febbraio 1876 per cremare la salma di Keller.
Nello stesso anno nacque anche la Società milanese di cremazione. Successivamente sorsero Società di cremazione (Socrem) a Pavia (1881), Brescia (1883), Pisa (1884), Como (1886), Lodi e Torino (1887), Roma, Cremona, Padova, Udine, Varese, Novara, Firenze, Livorno, Asti, Sanremo, Mantova, Verona (1888), Bologna (1889), Modena (1890), Venezia (1892), Spoleto (1894), Perugia (1895), Genova (1897), Pistoia (1901), Bergamo (1902), Monza (1903), Bra (1904) e Savona (1911). Ne sorsero altre ancora ad Arezzo, Codogno, Ferrara, Pallanza, Piacenza e La Spezia. Nel corso degli anni si raggiunse il numero di 36 città dotate di forno crematorio. Negli anni 20 del ’900, a causa del regime fascista alleato alla Chiesa Cattolica, vi fu un certo regresso, per cui le Socrem si ridussero a una ventina.
Dalla sua costituzione, la Società per la cremazione di Milano svolse un’attiva propaganda in Italia ed all’estero mediante bollettini, articoli su giornali politici e medici, conferenze, riunioni popolari, pubblicazioni tecniche. Il Congresso Internazionale di Igiene (Torino, 1880) tenne una seduta speciale a Milano, il 12 settembre, per assistere a esperimenti di cremazione e per fondare una Commissione internazionale che, d’accordo con la Società milanese, condusse vittoriosamente negli anni successivi la battaglia per la nuova riforma (Il congresso adottò il vocabolo "cremazione" in luogo di "incinerazione"). I delegati delle 14 Nazioni rappresentate (Italia, Francia, Belgio, Germania, Russia, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Portogallo, Austria-Ungheria, Olanda, Romania, Grecia, Egitto) votarono una mozione con cui si chiedeva:

Nel 1882 si svolse a Modena il primo congresso delle Società italiane per la cremazione. Le 24 Società presenti approvarono l’istituzione e lo statuto della Lega delle Società Italiane per la Cremazione: presidenti sono il sen. prof. Giovanni Cantoni (presidente della Socrem di Pavia) e il sen. dott. Malachia de Cristoforis (presidente della Socrem di Milano).
Intanto la Chiesa, ritenendo che la cremazione avesse carattere antireligioso in quanto propugnata da molti esponenti di spicco della Massoneria e del Socialismo, prese posizione con un documento del Sant’Uffizio nel 1886, in cui negava la messa d’esequie a chi avesse richiesto la cremazione della propria salma.
Nel luglio 1888 fu approvata la Legge sull’Igiene e Sanità pubblica del Regno (cosiddetta legge Crispi) la quale all’articolo 59 prescriveva: «La cremazione dei cadaveri umani deve essere fatta in crematori approvati dal medico provinciale. I Comuni dovranno sempre concedere gratuitamente l’area necessaria nei cimiteri per la costruzione crematori. Le urne cinerarie, contenenti i residui della completa cremazione, possono essere collocate nei cimiteri o in cappelle o in templi appartenenti ad Enti morali riconosciuti dallo Stato o in colombari privati aventi destinazione stabile e in modo da essere assicurate da ogni profanazione«. L'articolo 59 divenne poi l’articolo 198 del Testo Unico delle leggi sanitarie (1 agosto 1907).
Da allora l’attività dei cremazionisti fu diretta, con fervore a indire Congressi nazionali e internazionali, a risolvere problemi di indole tecnica e sociale-legislativa, a combattere i pregiudizi di ispirazione religiosa e conservatrice.
Si tennero congressi delle Società di cremazione a Milano (1890), Genova (1905), Novara (1906), Milano (1909), Torino (1919). Congressi internazionali furono celebrati a Dresda (1874), Berlino (1890), Budapest (1894), Bruxelles (1910), Dresda (1911), a Torino (1911) durante l’Esposizione internazionale dell’Industria e del Lavoro, a Milano (1914), a Gotha (1916), a Lugano (1926).
Nella seconda metà degli Anni Quaranta del ’900, dopo la Liberazione, le Socrem ripresero la loro attività, seppur resa difficile dalla mancanza di mezzi economici.
Nel 1963, infine, la svolta storica: la Chiesa tolse il divieto canonico della cremazione in seguito alle insistenti richieste della Federazione internazionale della cremazione. La Congregazione del Sant’Uffizio inviò ai Vescovi una circolare per informarli che la Santa Sede aveva deciso di modificare le norme canoniche nei confronti di coloro che, prima di morire, avevano disposto che il loro corpo fosse cremato.
Da allora, la cremazione in Italia si è andata sviluppando anche per iniziativa dei Comuni. E più di 160 mila persone sono oggi iscritte alle oltre quaranta SOCREM aderenti alla Federazione Italiana per la Cremazione (FIC).